La famiglia oggi

La famiglia è la cellula della società, lo sappiamo. È il nucleo fondamentale nel quale impariamo ad amare, a rispettare, a condividere, a collaborare. La società nasce dall’aggregato di famiglie, si fonda su tale aggregato, ne acquisisce i valori, gli obiettivi, le speranze, le istanze più profonde.

Quindi nessuno può negare l’importanza della famiglia per la società.

Oggi questo nucleo fondante della nostra civiltà sta soffrendo di una crisi profonda, di una disgregazione che viene dall’aver accolto e fatto propri valori che esaltano l’individuo, l’edonismo esasperato, la soddisfazione senza limiti dei desideri. Sono stati abbandonati come indesiderabili gli alti valori che prima ispiravano la nostra civiltà nazionale: il lavoro, l’impegno costante, il sacrificio, il rispetto, la sobrietà, la capacità di attendere per ottenere il frutto delle proprie fatiche. Oggi si vuole tutto e subito.

Ma la natura ha i suoi ritmi, i suoi tempi. Se non siamo noi ad educare i nostri figli al rispetto dei valori insiti nella natura, sarà lei ad imporceli. Lo stiamo vivendo oggi, con questo inatteso, indesiderato “stop” cui ci ha costretti un essere invisibile, intangibile, sfuggente: un virus.

Potremmo dire che la natura si riprende, comunque, il controllo, ci detta i suoi tempi, ci invita a rispettare dei limiti a cui pensavamo di esserci sottratti? Forse! Noi siamo parti integranti e inscindibili dalla natura. Non possiamo dimenticarlo. Non possiamo fare a meno di lei. Perciò dovremmo, con più attenzione e rispetto, guardare a lei come ad una maestra. Non ci ammonivano i latini che la Natura è maestra di vita? Perciò, ritornando alla famiglia, non possiamo non vedere come anche gli animali si prendono estrema cura dei cuccioli, ma fino ad un certo punto, e poi li spingono ad allontanarsi per vivere la loro vita. Non possiamo non prendere esempio da quegli animali che vivono in coppia simbiotica per allevare i figli nati dalla loro unione, ed alcuni di loro (come il cigno, il castoro, il lupo grigio) rimangono “monogami” fino alla morte. Invece ci arrendiamo subito alla stanchezza, alla routine giornaliera, davanti ai primi problemi di comunicazione. Non siamo capaci di colmare la nostra unione di una visione nuova ogni giorno, del desiderio di andare sempre più in profondità nella conoscenza del nostro partner, di essergli grati per quanto fa per noi. Insomma, se avessimo la capacità di focalizzarci sugli aspetti positivi (il bicchiere mezzo pieno) invece che su quelli negativi (il bicchiere mezzo vuoto), troveremmo tante ragioni per continuare con nuovo impegno e gioia a colmare la nostra unione di amore. Per alcuni popoli originari dell’America latina, la parola “amore” viene unita sempre ad un altro importantissimo termine “volontà”, proprio per indicare che l’amore non è qualcosa che ci cala dall’alto e che è indipendente dai nostri sforzi, dal nostro impegno quotidiano, l’amore è qualcosa che va alimentato ogni giorno, anche e soprattutto con piccoli gesti, piccole attenzioni e cure. Cose che oggi, forse, non siamo più capaci di dare, allettati da un mondo nel quale impera “l’usa e getta”. La tendenza al consumismo ha deteriorato anche i nostri rapporti personali. Così abbiamo dato spazio all’insofferenza, alla sordità e cecità verso l’altro. Così i rapporti si sfilacciano, si deteriorano e muoiono.

Allora cosa fare?

Spesso, anzi il più delle volte, il problema è nella comunicazione sbagliata. Spesso non esprimiamo chiaramente i nostri bisogni. Ci aspettiamo che l’altro li capisca al volo: “Se mi vuole bene sa quello che voglio”. Ma non è così! Se non diciamo ciò che desideriamo o non desideriamo, il nostro partner non ha indicazioni a cui attenersi e quindi, prima o poi, cadrà in errore.

L’idea che un altro partner sia migliore del precedente, e quindi la tendenza a rivolgersi, per la propria soddisfazione, all’esterno della famiglia, non risolverà il problema; poiché se noi continuiamo a non comunicare correttamente, prima o poi, i problemi si ripresenteranno. Ed intanto abbiamo sciolto una famiglia, con gravi conseguenze per i figli (se ci sono), e per noi stessi.

Con questo non si vuol dire che vi possono essere delle condizioni nelle quali non sia più possibile una serena, civile convivenza. A volte è necessario troncare un rapporto che produce solo sofferenza e ferite, non solo a sé stessi, ma a tutta la famiglia. In questo caso è più sano fermarsi, guardarsi negli occhi e decidere una separazione che sarà meno devastante di una convivenza divenuta insopportabile. Ma questo dovrà essere fatto in piena coscienza, consapevoli di tutti i pro e i contro relativi alla decisione. E spesso, in questi casi, sarà necessario ricorrere ad un mediatore familiare o a un consulente della coppia che possa avere una visione più limpida e imparziale della situazione.

Comunque sia, qualunque cosa si decida, la prima cosa da tenere presente è la nostra responsabilità nei confronti dei nostri figli, poiché i nostri figli formeranno la società di domani. E la nostra responsabilità nei loro confronti è la stessa responsabilità che abbiamo nei confronti del nostro Paese.

Come dice lo psicoterapeuta StephanDoliwa, il nucleo centrale di tutte le nostre relazioni sta in questa raccomandazione:

“Cammina con l’amore.

L’amore è apertura,

disponibilità, considerazione,

sollecitudine e pazienza.

L’amore dona e perdona.

Solo l’ego prende e dimentica.”

Bruna Caroli, mediatrice familiare e counselor.

BRUNA CAROLI

Operatrice del Consultorio Diocesano “La Famiglia”