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Cime di Rapa per Fondazione con il Sud alla presenza di Mattarella: «Non basta creare lavoro: bisogna costruire comunità nelle quali le persone abbiano un motivo per restare»

«Non basta creare lavoro: bisogna costruire comunità nelle quali le persone abbiano un motivo per restare». È questo il messaggio che Elio Dongiovanni, intervenuto il 5 ottobre a Napoli in occasione dei festeggiamenti dei 20 anni della Fondazione con il Sud, ha portato al centro del suo intervento alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. L’esperienza leccese di Cime di Rapa è stata scelta per testimoniare quei progetti che più hanno contribuito a segnare la storia e il percorso della Fondazione con il Sud nei suoi vent’anni di attività.

Un riconoscimento che assume un significato particolare nell’ambito di Sud Vivo, la campagna partecipativa promossa da Fondazione con il Sud per raccontare un Mezzogiorno fatto di persone, comunità, esperienze e iniziative capaci di generare cambiamento. Una narrazione collettiva, quella di un Sud che reagisce allo spopolamento, valorizza le proprie risorse e costruisce nuove possibilità di futuro.

La storia di Cime di Rapa ha avuto inizio a Lecce nel 2017 proprio grazie al sostegno di Fondazione con il Sud: il progetto di accoglienza era rivolto a 18 giovani provenienti da diverse parti del mondo. Inizialmente furono coinvolti in un percorso di formazione per conseguire la qualifica di Tecnico di Cucina. Al termine della formazione, sei di loro ottennero il primo contratto di lavoro: nel 2019 salirono quindi a bordo di due Food Truck, portando nelle piazze italiane i piatti della tradizione gastronomica del Sud, quel Sud che li aveva accolti.

«Ma quei ragazzi non erano più soltanto persone da accogliere: erano diventati cuochi e colleghi, avevano raggiunto l’autonomia economica, avevano smesso di essere destinatari di un progetto per diventare protagonisti del proprio futuro», ha ricordato Elio Dongiovanni.

Da quella prima esperienza è maturata una consapevolezza: l’inserimento lavorativo, da solo, non è sufficiente a determinare un cambiamento duraturo. Occorre accompagnare le persone nel superamento delle proprie fragilità, costruire relazioni, offrire continuità e creare le condizioni affinché l’autonomia conquistata possa consolidarsi nel tempo.

È così che si sviluppa il Modello Scuola-Lavoro di Cime di Rapa: un sistema che mette in relazione formazione professionale, istruzione, agricoltura e ristorazione, creando un ecosistema nel quale le persone non sono semplicemente accolte, ma diventano parte attiva del processo produttivo, educativo e sociale.

La Scuola si rivolge a giovani e adulti, italiani e stranieri, dai 14 ai 60 anni: ragazzi in dispersione scolastica, persone provenienti da comunità di accoglienza, NEET, persone con disabilità, donne vittime di violenza, lavoratori che hanno perso il proprio impiego e persone over 60. Storie e condizioni differenti che trovano nella formazione e nel lavoro una possibilità concreta di ripartenza.

Otto anni di attività: i numeri di un ecosistema

Oggi Cime di Rapa può misurare la propria crescita attraverso risultati che testimoniano la capacità di trasformare un progetto iniziale in un sistema articolato di opportunità:

●      Formazione: le quattro sedi della Scuola hanno impegnato 37 professionisti con contratto a tempo indeterminato e oltre 200 docenti

●      Agricoltura: il settore occupa stabilmente 6 persone e coinvolge 4 imprese agricole associate

●      Ristorazione: i quattro ristoranti e i due Food Truck hanno accolto 43 tirocinanti e coinvolto con contratti di lavoro stabili 67 studenti con storie e condizioni differenti

●      Educazione: attraverso Cime di Rapa Education, il modello entra nelle scuole italiane per promuovere la conoscenza della biodiversità e l’educazione a una corretta alimentazione. Oltre 69.000 studenti di ogni ordine e grado hanno conosciuto il progetto.

Numeri che raccontano un’esperienza di crescita, ma soprattutto un cambiamento di prospettiva.