Che il Prof. Conte non fosse all’altezza del compito a guidare il Governo del Paese lo avevo denunciato commentando la fine del Governo giallo-verde, nato dall’accordo tra Lega e Movimento 5 Stelle, sancito il 5 settembre 2018 dopo le elezioni politiche del 4 marzo 2018. Anziché trarre di quella esperienza una lezione per evitare di reiterare gli stessi errori, il personaggio Conte in spregio a tutte le regole della politica metteva in atto la pratica del trasformismo accettando di essere il premier di una coalizione comprendente il Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Liberi e Uguali e Italia Viva, le cui forze politiche sino al giorno prima si erano lanciate una valanga di contumelie. La bramosia del potere, l’assenza di una strategia politica e la mancata approvazione di provvedimenti legislativi per far fronte alla crisi sanitaria, economica e sociale causata dalla pandemia, hanno fatto emergere all’interno della maggioranza tutte le contraddizioni per una visione di sviluppo diversa che stesse avevano, il cui sbocco naturale non poteva che essere la fine del Governo Conte. Le sue dimissioni sono risultate una liberazione per tutti coloro che come me si sono formati nella cultura del cattolicesimo liberal-democratico, per quei cittadini che oggi vivono uno stato di miseria, per tutte le categorie sociali e produttive ormai allo stremo e rassegnate al peggio. Il conferimento da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Prof.Mario Draghi di formare un nuovo Governo, una volta acclarata l’impossibilità di ricomporre la maggioranza così come richiesto dal Prof. Conte ha ridato, a mio giudizio, fiducia al popolo italiano, perché crede possibile l’avvio di un nuovo processo di riforme per far uscire l’Italia da una crisi senza precedenti. La scelta compiuta dal Capo dello Stato di affidare ad una personalità autorevole il cui valore è riconosciuto a livello internazionale ha decretato il fallimento delle forze politiche che hanno sostenuto il Governo Conte e di una classe dirigente che si è caratterizzata per la sua insipienza e per la sua impreparazione nell’affrontare i problemi de Paese. Il mio giudizio è avvalorato nell’ascoltare le insulse dichiarazioni di alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle, i quali addirittura osano mettere in discussione la figura del Prof. Draghi nell’invocare un governo politico con la riproposizione del Prof. Conte come se nulla fosse accaduto. Ciò che fa più specie è che il PD che ha una tradizione storica si sia appiattito sul Movimento 5 Stelle snaturando il suo ruolo e la sua funzione al punto che, per paura di perdere consensi fa voti per stringere con questo una solida alleanza per affrontare le future consultazioni elettorali. Al Prof. Conte, per usare un’espressione storica, mi vien da dire che il tempo degli onori è finito e che salutare per lui sarebbe fare un bagno di umiltà per cancellare le dichiarazioni che ha reso oggi dinanzi all’ingresso del portone di Palazzo Chigi che hanno dato la misura della sua arroganza e della pochezza dell’uomo. Al Prof. Mario Draghi auguriamo che riesca a formare un Governo autorevole e che con la sua saggezza guidi l’Italia verso nuovi traguardi.
Il coordinatore prov/le del Movimento “Voce Popolare” Luigi De Leo




