Totentanz: la macchina delle incisioni che esorcizzano la morte. Invito alla scrittura sino al 15 settembre

È davvero insolita, la chiamata “alle penne” promossa da Andrea De Simeis, fine cartaio e incisore dalla manualità quasi estinta. Chiunque abbia in serbo un pensiero o voglia cimentarsi con la scrittura di aforismi, massime, coccodrilli, epitaffi, mottetti, dialoghi e poesie, tutti incentrati sul tema della morte, si faccia avanti.

C’è tempo fino al 15 settembre per presentare un elaborato di non più di mille battute, spazi inclusi, da inviare a cubiarte@gmail.com (si allega anche il QR code per le informazioni nel dettaglio). Alla chiamata hanno già partecipato personalità e artisti, musicisti e attori del calibro di Arianna Porcelli Safonov, Mario Perrotta, Pierpaolo Capovilla, Alberto Casiraghy, Mino De Santis e Andrea Biscaro. I contributi inviati saranno opportunamente valutati e, se ritenuti idonei, stampati con una pedalina Ambrosia del 1951, su carta vergata a mano in cellulosa di puro cotone, canapa e fico, e faranno parte dell’incredibile carosello che risponde al nome di “Totentanz”.         

Si tratta di una macchina musicale, un grande carillon su quattro ruote, una struttura fantastica composta da tre cilindri illustrati che, al giro di una manovella, al suono di un melodico “dies irae”, iniziano a ruotare mostrando le creazioni di Andrea De Simeis: 18 incisioni ispirate alle più celebri danze macabre europee, dal cimitero degli Innocenti di Parigi alle pieces di Guy Marchant, dai superbi intagli di Hans Holbein alle magnifiche silhouettes di Melchior Grossek fino ai divertenti scheletri del Posada, ai dolci calaveras messicani. Al termine della musica, il complicato e imponente meccanismo in legno “estrude” la sentenza: una plaquette illustrata (una preziosa incisione del maestro) in cui “un morente incontra la sua morte” corredata da un breve dialogo tra i due.

Una macchina che andrà in giro per l’Europa, durante un lungo viaggio, accompagnata da autori, interpreti, attori e musicisti che daranno vita a siparietti burleschi, ridanciani ed esorcizzanti. Il progetto si innesta sul filone delle manifestazioni scaramantiche sulla morte e, a tal proposito, si ricorda come fin dal 1200 era in uso, durante le feste di carnevale, in molti luoghi della penisola italiana, allestire carri e sfilare mascherati da scheletri e per ridicolizzare l’evento luttuoso e gli spettatori.

Al progetto Totentanz, paramusica del Charivari, hanno contribuito grandi professionisti: la realizzazione della macchina è opera dell’architetto e artigiano Arturo Gaetani nei Laboratori Godea, Laser & CNC Solutions; l’arrangiamento musicale del maestro Gilberto Scordari, su accordatura del liutaio Matteo D’Amico; la canapa è stata donata per dall’associazione Qualcosa di Giovanni Caramia, Filippo Cisternino, Riccardo Carriero; le fibre finemente lavorate con tecniche giapponesi del VII sec. dalle mani di Lidia De Simeis, Teresa Maggiore e Onelia Greco.