Il caffè Quarta per i salentini è un rito imprescindibile, un’istituzione, una passione che dall’azienda a carattere familiare entra in tutte le case dal buongiorno alla sera con la qualità e l’attenzione che la contraddistingue. L’impegno della famiglia Quarta nel dare solo il meglio ai consumatori si legge anche nella loro battaglia, in particolar modo del dottor Antonio Quarta, contro l’utilizzo delle capsule predosate per caffè espresso che rilasciano interferenti endocrini. Ciò pone dei seri interrogativi sui loro effetti sulla salute, pertanto la famiglia Quarta ha deciso di non produrle. L’azienda Quarta, infatti, è da sempre attenta all’ambiente e alla salute dei consumatori e ha pertanto confermato la propria strategia continuando a garantire qualità e freschezza dei prodotti rinunciando alla produzione di caffè in capsule. Lo slogan di Quarta Caffè è appunto: “Espresso al bar, moka a casa”.
Numerosi, infatti, sono gli studi che identificano un effetto anti-androgenico degli ftalati. Questi composti sono prodotti in grandi quantità e vengono comunemente utilizzati come emollienti ed additivi plastici, trovando impiego in numerose applicazioni industriali e prodotti di largo consumo. Svariati studi scientifici hanno riportato un’ampia e diffusa esposizione ambientale dell’uomo agli ftalati, identificando l’ingestione/alimentazione come principale via di assunzione di questi composti.
La sezione provinciale di Lecce della LILT, Lega italiana per la lotta contro i tumori, ha diffuso queste utili informazioni al fine di un corretto utilizzo delle capsule che il Caffè Quarta, col Progetto Natura, ha deciso di non produrre. L’attuale produzione e commercializzazione di alcuni preparati alimentari “pronti all’uso” prevedono il confezionamento dei prodotti in specifici contenitori, in materiale plastico o metallico, da sottoporre direttamente ad alte temperature per la cottura in ambiente domestico. Sebbene la compatibilità di tali contenitori con l’uso preposto sia dichiarata dalle aziende produttrici, ad oggi l’effettivo rilascio di contaminanti, ed in particolare di interferenti endocrini, nelle pietanze finali non è noto.
Gli ftalati vengono rilasciati dalla plastica delle capsule, quando esse entrano in contatto con l’acqua portata a 90°, per ottenere la percolazione del caffè. Inoltre, le capsule in alluminio rilasciano durante la perforazione micro particelle metalliche. Tali sostanze entrano pertanto nel caffè che si beve e, una volta ingerite, svolgono nell’organismo, a lungo andare, un’azione simil-estrogenica, andando ad interferire e a “disturbare” alcune ghiandole normalmente soggette all’influenza di determinati ormoni. Così, ad esempio, nei testicoli svolgono una funzione anti-androgenica, potendo causare infertilità; mentre nelle donne, in virtù della loro azione simil-estrogenica, a lungo andare possono essere all’origine di patologie (anche neoplastiche) del seno, organo bersaglio tra i principali di quegli ormoni.
Se consideriamo poi che oltre all’assunzione di caffè, i consumatori hanno a che fare quotidianamente con numerosi altri alimenti confezionati in contenitori di plastica, si comprende facilmente come si vada inevitabilmente incontro ad un subdolo, quasi inosservato effetto di “accumulo”, con gravi ripercussioni sulla salute.
Sono davvero tantissimi gli effetti nocivi di tali capsule sulla salute dei consumatori e sebbene i grandi marchi le pubblicizzino e si tratti sicuramente di una soluzione comoda per molti, è fondamentale prestare attenzione prioritariamente alla salute e alle conseguenze di queste sostanze nel nostro organismo.
Un plauso, dunque, a chi come Quarta Caffè crede non solo nella qualità delle materie prime ma mette al primo posto la salute di chi consuma il proprio prodotto.




